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Ricordiamo il male ma anche il bene sabato 27 gennaio 2007

Posted by silvanaa in riflessioni, speranza.
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Oggi è la Giornata della Memoria.
E’ terribile pensare a quello che hanno potuto fare (abbiamo potuto fare in un certo senso) a milioni di persone solo perché apparivano un po’ diverse da noi.
Ed è ancora più terribile accorgersi che il razzismo è ancora ben vivo e vegeto nella nostra società e nella cultura dei nostri giorni.

Mi conforta però quello che è l’altro ricordo che viene diffuso in questo giorno: quello dei giusti, che aiutarono i perseguitati a salvarsi, a rischio della loro vita e con grandissima inventiva, prontezza e intelligenza. Alcuni di questi eroi poi non raccontarono nemmeno quello che avevano fatto: lo ritenevano normale, loro dovere (vedi per esempio le storie di Giorgio Perlasca o di Lucillo Merci)!

Il loro ricordo mi fa pensare che è possibile, sempre e comunque, opporsi al male: ci si può riuscire, e anche sopravvivere nonostante la lotta contro un mostro che sembra invincibile!
E si può anche avere gli occhi aperti e capire gli errori che magari commettono la maggiorparte dei nostri, come facero i giovani della Rosa Bianca.

Coraggio, possiamo sempre scegliere il bene!

Ricordati di Erba mercoledì 17 gennaio 2007

Posted by silvanaa in indignazione, riflessioni, speranza.
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Anche se è passato tanto tempo, voglio scrivere di questa tragedia, perché credo che sia importante non dimenticare.
I fatti sconvolgenti sono più di uno, e possono essere presi ad esempio di quanto di peggio e di meglio gli uomini possano essere.

Prima il massacro, l’uccisione premeditata di due donne e un bambino di due anni, con l’aggiunta di un altro assassinio e uno tentato per nascondersi. E tutto questo senza una ragione, senza un movente. No, non riesco proprio a ritenere un movente il fatto che il bambino piangeva: questo può spingere al raptus una mamma con la depressione e con il bambino che non la lascia dormire, mentre magari tutti le ricordano sempre quanto è fortunata … Ma non è una ragione per uccidere premeditatamente il piccolo e le altre donne, con un’azione pianificata fin nei minimi dettagli in modo quasi perfetto.

Poi la prima reazione degli inquirenti, dei giornalisti e di tante persone della cittadina: è stato il marocchino, il convivente della donna uccisa (in realtà tunisino e marito…). E non importa quante volte queste conclusioni si siano rivelate totalmente sbagliate e quante volte i giornalisti si siano dovuti vergognare di aver rovinato la vita a persone con le loro infamie! Ogni volta che è possibile lo rifanno, anche se dopo sono i primi a dire che avrebbero dovuto ricordarlo!

E anche questa volta è successo: tutti si sono dimenticati di aggiungere un piccolo forse, potrebbe essere… No, è stato sicuramente lui! Se fosse stato in Italia con queste indagini forse avrebbe faticato a dimostrare la sua innocenza.
E poi no, non era in Italia quindi non può essere l’assassino, però è sicuramente il responsabile, per via di quelle storie di droga…
Se non fosse una storia così vera e tragica, potrebbe essere un perfetto esempio dei pregiudizi e delle conclusioni affrettate con cui ogni giorno ci confrontiamo.
Ecco, ora tutti abbiamo un altro caso che può aiutarci a non ripetere l’errore: ogni volta che ci verrà la tentazione di condannare qualcuno sulla base di pregiudizi o di qualche labile indizio, potremo ripeterci: ricordati di Erba!

L’ultimo fatto sconvolgente è la conclusione dell’orrido rito dei giornalisti di chiedere ai familiari delle vittime se perdonano gli assassini. Non capisco come si possano permettere di fare queste domande così intime e lancinanti e cosa possa aggiungere all’informazione sbattere in faccia a milioni di persone l’odio e il dolore di chi ha appena avuto uccisa una persona cara.
Però questa volta c’è stata la bellissima sorpresa: il perdono, pieno e cordiale, di Carlo Castagna, agli assassini di sua moglie, di sua figlia e del suo nipotino! Una risposta così assurda che il giornalista non se l’aspettava e ha dovuto richiederlo di nuovo:

«Bisogna perdonare, non si può non perdonare. Bisogna dire: Signore metti loro una mano sulla testa».
«Lei li perdona?», ha ribadito il cronista. «Certo, ci mancherebbe altro!»
«Bisogna perdonare, l’odio non porta da nessuna parte».

Ecco, ricordati di Erba anche quando perdi la speranza, perché l’uomo è capace di tutto nel male, ma capace anche di amare e di perdonare!

Cellule staminali martedì 9 gennaio 2007

Posted by silvanaa in disinformazione, parole, speranza.
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Fra i commenti alla notizia della scoperta delle cellule staminali nel liquido amniotico quello che mi trovava più d’accordo era un bel “perché non ci abbiamo pensato prima?”
Oggi leggendo le spiegazioni dello scienziato Paolo De Coppi ho capito: ci avevano ben pensato prima, ma hanno faticato anni e anni per far accettare la loro scoperta:

“Abbiamo sentito che molte di quelle critiche erano mosse dall’avversità di trovare un’alternativa alle staminali embrionali perché la comunità scientifica americana teme limitazioni alla ricerca sulle embrionali”. “Avremmo potuto pubblicare più in fretta la scoperta scegliendo di inviare i nostri risultati ad una rivista meno prestigiosa precisa De Coppi ma avremmo perso credibilità di fronte alla comunità scientifica così abbiamo deciso di vincere le ostilità e siamo riusciti ad ottenere la pubblicazione sulla prestigiosa rivista britannica”. “E’ anche grazie ai finanziamenti della Fondazione italiana Città della Speranza”, ricorda De Coppi in conclusione, “che abbiamo ottenuto i nostri risultati, con i quali non vogliamo certo ostacolare altri tipi di ricerca, ma crediamo che dal punto di vista terapeutico usando le staminali del liquido amniotico potremo arrivare ad applicazioni più velocemente che con le staminali embrionali”.

Penso che anche in Italia qesta notizia abbia dato dispiaceri a più di uno, specialmente a chi in occasione dei referendum sulla fecondazione assistita ha continuato a insistere che le uniche cellule staminali fossero quelle embrionali, come se semplicemente non ne esistessero altre, come se quelle note anche allora dal midollo spinale o dal cordone ombelicale non potessero essere utili per la scienza o la medicina.
L’equazione cellule staminali = cellule staminali embrionali è stata portata avanti colpevolmente da chi ha interesse a portare avanti solo questo ramo della ricerca e da chi vuole che l’embione sia considerato mera materia, ma è stata diffusa anche colposamente da parte di molti giornalisti: quelli che amano giocare con le parole in modo che poi nulla abbia significato.

Bene, almeno oggi siamo informati, speriamo che questa consapevolezza duri.

Mi auguro davvero che la ricerca possa andare avanti e possa portare presto alla guarigione o almeno al miglioramento della vita di tante persone che soffrono di terribili malattie.

Gatti: un vero giornalista martedì 9 gennaio 2007

Posted by silvanaa in politica, speranza.
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L’inchiesta di Fabrizio Gatti sulle condizioni terrificanti di alcune sezioni del Policlinico Umberto I di Roma è veramente fantastica. Ancora migliori sono gli effetti: il Governo che manda i NAS a ispezionare molti ospedali in tutte le Regioni italiane, e addirittura la Ministra della Sanità Livia Turco che afferma che “le strutture sanitarie sono una grande infrastruttura del nostro Paese, importanti tanto quanto nuove strade e ponti

Chissà se sono solo parole, chissà se il tutto si risolverà nell’ennesima commissione mangiasoldi…

L’aspetto più triste è però che un ex capo del Governo che emigra per farsi fare un semplice pacemaker, o le continue notizie di malasanità, le statistiche sulle centinaia di morti evitabili in ospedale, il collasso della sanità romana… niente di tutto questo aveva smosso le acque, come se nessuno nel Governo o nelle Forze dell’Ordine deputate a controllare sapesse nulla.
Ora invece qualcosa è iniziato, e si spera possa continuare. Tutto per un’inchiesta molto ben documentata con foto e video, pubblicata sul settimanale Espresso e con approfondimenti multimediali sul sito. Forse è anche per il forte impatto visivo che non si può relegare il tutto a caso isolato e occorre pur fare e dire qualcosa?

Bravo Gatti: tipi come lui fanno onore alla nobile professione del giornalista, e la risollevano ai miei occhi dalla mediocrità in cui la vogliono sbattere tanti copiaincollatori sedentari succubi del potente di turno.

Certo che ora viene voglia di creare un nuovo proverbio modificando il vecchio adagio:
Beato il popolo che non ha bisogno di giornalisti!