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Le radici del perdono mercoledì 2 maggio 2007

Posted by silvanaa in indignazione, riflessioni.
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Sono rimasta scossa dal telegiornale di oggi, per i servizi sul funerale di Vanessa Russo. Tutto quell’odio gridato, quella rabbia che si nutre di dolore e genera altra rabbia e dolore…
Quelle urla contro le due ragazze, contro tutte le Rumene, contro tutti gli extracomunitari, contro il Presidente della Regione Lazio, colpevole di non averci protetti…

Non so se la giovane assassina sia anche lei vittima di un incidente, come sostiene, o se abbia decisamente esagerato, quando avrebbe dovuto sapere che piantare un’asta appuntita in testa a qualcuno vuol dire volerlo uccidere. Io sono propensa a credere alla seconda ipotesi, anche se oggi ho letto per la prima volta che un testimone avrebbe visto partire uno schiaffo, che avrebbe potuto provocare la reazione non del tutto voluta.
Sono però convinta che ora Doina stia male, e che il suo è stato il gesto di una persona, non di una categoria o di un popolo.
Mi sa che qualcuno (o in tanti) ogni volta che succedono questi fatti soffi sul fuoco, come per convincere le persone comuni che loro, chiunque siano, sono peggio di noi, che non faremmo mai cose del genere.
Inutile ricordare che “noi” queste cose le sappiamo fare anche molto bene, eccome!

In questi momenti di dolore prevale la rabbia e magari chi soffre dice cose di cui poi si pente, ma ormai la pagliuzza infuocata è stata rinvigorita e spinta a incendiare altre pagliuzze.

Non voglio giudicare la mamma di Vanessa, che durante il funerale ha risposto all’invito al perdono con un chiaro “il perdono mai!“: il dolore è troppo forte e personale, e il tempo è stato troppo poco per lenirlo.
Credo anche che tutte le parole contro gli immigrati sentite in questi giorni possano solo aiutare a sostenere la rabbia contro qualcuno di diverso, estrateo, invece che riconoscerlo uomo o donna come noi, povero peccatore bisognoso di comprensione, fratello da perdonare.

Ma se posso capire la mamma, mi scandalizza la reazione della gente intorno, che ha applaudito quelle parole!
Loro erano certo addolorati (molto più di me che quando ho sentito la storia ho subito classificato la lagazza come assassina), ma applaudire una persona che dice io non voglio più essere cristiana al funerale della figlia mi pare eccessivo.
Non so cosa avrei fatti io: probabilmente niente, ma sogno un parroco che a questo punto dice che in queste condizioni non si può celebrare la santa Messa, e ricorda le parole di Gesù:

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono (Matteo 5, 23-24).

Forse questo c’è stato, forse sono i giornalisti che hanno dimenticato di raccontarcelo…
O almeno forse qualcuno oggi o domani dirà autorevolmente che quelle frasi, pur comprensibili umanamente, non ci avvicinano al nostro essere, alla nostra speranza, alla nostra vocazione di uomini amanti degli uomini.
Adesso ho questa speranza, e spero anche che qualcuno aiuti i poveri familiari della povera Vanessa a trovare pace e consolazione.

Altrimenti, mi rimarrebbe solo la tristezza di vedere quanto la nostra fede, la linfa di cui si nutrono le nostre radici, la nostra identità… l’abbiamo ridotta a una religione, un rito, un qualcosa da difendere e buona per sentirci a posto…

No, la nostra fede è lo stupore per un Uomo che ha detto “Padre, perdonali!” mentre lo stavano torturando a morte, e che dice a noi che possiamo essere come lui:

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro (Luca 6, 36)

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Il calcio icona dell’Italia? mercoledì 7 febbraio 2007

Posted by silvanaa in politica, riflessioni.
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Per tanti giorni ho visto, ascoltato e letto considerazioni su quello che è successo a Catania. Oggi finalmente ho un po’ di tempo per scrivere, ma la sensazione predominante è di tristezza.
E’ veramente assurdo che una persona venga uccisa così, per gli scontri seguiti a una partita.
Assurdo e triste, ma i motivi in parte sono noti e anche ripetuti continuamente in questi giorni.

Io non ritengo l’uccisione di Filippo Raciti una tragedia peggiore di tante altre perché l’assassino ha osato infangare tutto il calcio, come mi sembra di intuire molti pensino, a partire forse da quelli che vorrebbero che il calcio fosse il centro del mondo, della politica, del sociale, addirittura della religione…
No: questa morte mi rattrista e indigna di più perché il motivo è estremamente futile, inesistente: solo la violenza fine a se stessa. E mi indigna molto anche che per molti anni questi violenti siano stati giustificati come ragazzi un po’ esagerati ma comunque necessari al tifo, o perché vicini a estremismi politici vari, o perché poverini hanno una grande passione…

Una cosa che mi lascia molto perplessa è come tutti quelli che sono interessati al calcio abbiano potuto tollerare di essere presi in ostaggio da parte di teppisti e criminali, senza fare di tutto, veramente di tutto per isolarli ed espellerli.
Credo che un motivo, triste ma vero, è che il calcio è veramente malato: troppi interessi, troppi scandali sottaciuti, troppi errori, troppe volte la legge del più forte e del più furbo che trionfa… il calcio non è più uno sport dove quello che conta è misurarsi con se stessi e con l’avversario, rispettandolo: è diventato spettacolo, business che deve andare avanti, droga per le folle, palestra per imparare a vivere in un mondo dove non conta la ragione o la giustizia, ma la forza bruta delle urla, dei soldi, delle botte, degli inganni e dei sotterfugi… e dove alla fine tutto ti è perdonato, basta che vinci.

Anche in questo il calcio è immagine del nostro amato Paese. Altre cose che mi fanno pensare questo paragone poco lusinghiero sono le reazioni di politica e società calcistiche, che mi paiono esempi perfetti di come vanno le cose in Italia:

  • le leggi ci sono, ma non vengono rispettate;
  • la certezza della pena si traduce in certezza dell’impunità;
  • quando succede una tragedia, il mondo si ferma, si invocano e si ottengono leggi speciali;
  • le categorie toccate da quelle norme alzano barricate e spiegano perché non possono rispettarle, pena la rovina totale loro e dell’intero popolo italiano.

Come andrà a finire? Se sarà come al solito, la legge troppo severa verrà applicata per un po’, qualcuno ci perderà e qualcuno pagherà forse una pena esemplare, poi tutto tornerà nel dimenticatoio. Succederà così, ancora e sempre così?

Dopo tanto pessimismo, una nota positiva: ci sono ancora tanti altri sport belli, puliti e interessanti, che possono insegnare a vivere ai ragazzi e fornire una bella occasione di festa agli appassionati.
Mi torna spesso un’immagine contrastante: venerdì sera, proprio mentre a Catania si stava consumando la tragedia, alla trasmissione 10 minuti dopo il TG2 delle 20.30 parlavano di rugby. Uno dei presenti diceva che la questione principale è il rispetto dell’avversario, sia da parte dei giocatori sia da parte dei tifosi. Rispetto che si traduce per esempio nel giocare sempre al massimo anche quando si stravince, ma anche nel seguire le regole senza cercare sconti e nel non insultare e provocare gli avversari. Con una notevole dose di preveggenza poi aggiungeva che i poliziotti che vengono a guardare le partite… ops, ho sbagliato… i poliziotti che vengono a fare servizio di sicurezza alle partite le possono vedere, invece di preoccuparsi del pubblico.

Ricordiamo il male ma anche il bene sabato 27 gennaio 2007

Posted by silvanaa in riflessioni, speranza.
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Oggi è la Giornata della Memoria.
E’ terribile pensare a quello che hanno potuto fare (abbiamo potuto fare in un certo senso) a milioni di persone solo perché apparivano un po’ diverse da noi.
Ed è ancora più terribile accorgersi che il razzismo è ancora ben vivo e vegeto nella nostra società e nella cultura dei nostri giorni.

Mi conforta però quello che è l’altro ricordo che viene diffuso in questo giorno: quello dei giusti, che aiutarono i perseguitati a salvarsi, a rischio della loro vita e con grandissima inventiva, prontezza e intelligenza. Alcuni di questi eroi poi non raccontarono nemmeno quello che avevano fatto: lo ritenevano normale, loro dovere (vedi per esempio le storie di Giorgio Perlasca o di Lucillo Merci)!

Il loro ricordo mi fa pensare che è possibile, sempre e comunque, opporsi al male: ci si può riuscire, e anche sopravvivere nonostante la lotta contro un mostro che sembra invincibile!
E si può anche avere gli occhi aperti e capire gli errori che magari commettono la maggiorparte dei nostri, come facero i giovani della Rosa Bianca.

Coraggio, possiamo sempre scegliere il bene!

La Giustizia e le vittime venerdì 26 gennaio 2007

Posted by silvanaa in disinformazione, politica, riflessioni.
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Ieri ho letto e sentito alcuni commenti alla bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge Pecorella, che toglieva al pubblico ministero la possibilità di fare appello contro l’assoluzione di un indagato.

Riporto alcuni spunti da un articolo del Messaggero:

IL CITTADINO imputato ingiustamente accusato, trascinato in giudizio e poi del tutto scagionato perché riconosciuto innocente da un giudice terzo, deve avere diritto a vedere chiusi i suoi conti con la giustizia.

Questo è un principio fondamentale di civiltà giuridica riconosciuto ovunque. Da noi questo principio era stato affermato con una legge che finalmente impediva alla pubblica accusa di ricorrere in appello contro gli imputati assolti, sanando la “pratica italica” dei ricorsi comunque e dovunque dei pubblici ministeri. L’ossessione di un’accusa che non si arrende mai.

[…] Fino a quando non saranno rese note le motivazioni della sentenza non è possibile capire le ragioni che hanno indotto la Consulta a prendere questa decisione ed a capovolgere quello che obiettivamente appariva un principio sacrosanto. E cioè quello di porre fine alle sofferenze e alle mortificazioni che un cittadino innocente subisce durante tutta la fase delle indagini e per tutta la durata del processo che si conclude con un sentenza di piena assoluzione.

Trovo questo discorso molto indicativo del completo sovvertimento dei valori operato da certa parte della politica (principalmente certa Destra, ma non solo): la vittima non è più la persona che viene uccisa, maltrattata, derubata di tutti i suoi risparmi… no: la vittima è il povero cittadino che viene perseguitato dalla giustizia
Le persone da difendere, sempre e comunque, non sono le vittime (qualsiasi reato è contro delle vittime, direttamente o indirettamente!), ma sono i presunti colpevoli, i poveri accusati, o semplicemente i colpevoli…
E ancora, non è la giustizia che difende i cittadini, le persone, dalla violenza, dalla sopraffazione, dalle ingiustizie: sono i cittadini che hanno bisogno di difendersi dalla giustizia!

Complimenti, signori: questo sì che è cambiare l’Italia (altro che la manovra di oggi…)!

Ricordati di Erba mercoledì 17 gennaio 2007

Posted by silvanaa in indignazione, riflessioni, speranza.
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Anche se è passato tanto tempo, voglio scrivere di questa tragedia, perché credo che sia importante non dimenticare.
I fatti sconvolgenti sono più di uno, e possono essere presi ad esempio di quanto di peggio e di meglio gli uomini possano essere.

Prima il massacro, l’uccisione premeditata di due donne e un bambino di due anni, con l’aggiunta di un altro assassinio e uno tentato per nascondersi. E tutto questo senza una ragione, senza un movente. No, non riesco proprio a ritenere un movente il fatto che il bambino piangeva: questo può spingere al raptus una mamma con la depressione e con il bambino che non la lascia dormire, mentre magari tutti le ricordano sempre quanto è fortunata … Ma non è una ragione per uccidere premeditatamente il piccolo e le altre donne, con un’azione pianificata fin nei minimi dettagli in modo quasi perfetto.

Poi la prima reazione degli inquirenti, dei giornalisti e di tante persone della cittadina: è stato il marocchino, il convivente della donna uccisa (in realtà tunisino e marito…). E non importa quante volte queste conclusioni si siano rivelate totalmente sbagliate e quante volte i giornalisti si siano dovuti vergognare di aver rovinato la vita a persone con le loro infamie! Ogni volta che è possibile lo rifanno, anche se dopo sono i primi a dire che avrebbero dovuto ricordarlo!

E anche questa volta è successo: tutti si sono dimenticati di aggiungere un piccolo forse, potrebbe essere… No, è stato sicuramente lui! Se fosse stato in Italia con queste indagini forse avrebbe faticato a dimostrare la sua innocenza.
E poi no, non era in Italia quindi non può essere l’assassino, però è sicuramente il responsabile, per via di quelle storie di droga…
Se non fosse una storia così vera e tragica, potrebbe essere un perfetto esempio dei pregiudizi e delle conclusioni affrettate con cui ogni giorno ci confrontiamo.
Ecco, ora tutti abbiamo un altro caso che può aiutarci a non ripetere l’errore: ogni volta che ci verrà la tentazione di condannare qualcuno sulla base di pregiudizi o di qualche labile indizio, potremo ripeterci: ricordati di Erba!

L’ultimo fatto sconvolgente è la conclusione dell’orrido rito dei giornalisti di chiedere ai familiari delle vittime se perdonano gli assassini. Non capisco come si possano permettere di fare queste domande così intime e lancinanti e cosa possa aggiungere all’informazione sbattere in faccia a milioni di persone l’odio e il dolore di chi ha appena avuto uccisa una persona cara.
Però questa volta c’è stata la bellissima sorpresa: il perdono, pieno e cordiale, di Carlo Castagna, agli assassini di sua moglie, di sua figlia e del suo nipotino! Una risposta così assurda che il giornalista non se l’aspettava e ha dovuto richiederlo di nuovo:

«Bisogna perdonare, non si può non perdonare. Bisogna dire: Signore metti loro una mano sulla testa».
«Lei li perdona?», ha ribadito il cronista. «Certo, ci mancherebbe altro!»
«Bisogna perdonare, l’odio non porta da nessuna parte».

Ecco, ricordati di Erba anche quando perdi la speranza, perché l’uomo è capace di tutto nel male, ma capace anche di amare e di perdonare!

La decadenza in un film sabato 6 gennaio 2007

Posted by silvanaa in riflessioni.
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Non andrò a vedere il film di Mel Gibson Apocalypto, come non ho visto The Passion: non mi interessa affatto immergermi con tutte le mie emozioni in un mondo violento di uccisioni, torture e fughe all’ultimo respiro.
Ho però letto e sentito alcune notizie che mi lasciano molto perplessa.
La prima è la giustificazione della Commissione di revisione cinematografica: è vero che il film è violento, ma è storico, per cui non possiamo censurarlo. A parte che non capisco il nesso (anche le immagini di torture vere allora dovrebbero essere passate nei telegiornali?), molti criticano il film affermando proprio che non si tratta di storia, ma al massimo di fantastoria, con molti aspetti non veri.Cosa pensavano i commissari quando hanno affermato che fosse storico? Non era forse loro compito informarsi?

Poi mi scandalizza una commissione che si riunisce per giudicare un film con un fortissimo impatto emotivo e che decide senza la presenza o senza ascoltare il parere di uno psicologo. Qual era il problema? Dovevano proprio riunirsi l’ultimo giorno possibile prima delle vacanze? E anche se lo psicologo era stato convocato regolarmente, “e se non è arrivato non si poteva fermare la commissione perché è sufficiente avere il numero legale” i commissari non avevano abbastanza intelligenza per capire qualcosa da soli?
Se la commissione non tutela i più deboli, a cosa serve?
Forse a vietare solo le commedie di sesso?
E se i commissari non si informano o non vanno alle riunioni perché sono pagati poco, o si chiuda una commissione inutile o si dia il giusto a persone competenti perché facciano il loro dovere!

Mi fa davvero pena il ministro Rutelli che invita i genitori ad accompagnare i propri bambini alla visione del film: non sarebbe meglio consigliarli di non lasciarglielo vedere?
Cosa è questo obbligo che ormai tutti hanno di vedere il film?
Capisco i critici cinematografici, ma perché deve diventare un cult, un must culturale?

Io non l’ho visto, ripeto, ma dalle immagini passate alla televisione e da qualche recensione capisco che propone tanta violenza gratuita e compiaciuta, quasi che il fine del film sia quello. Non mi stupisco, dopo l’altro film del regista, The Passion.
Mi rende veramente triste pensare che quell’attore che mi piaceva molto sia diventato così: i critici lo considerano ancora un grandissimo regista, ma ai miei occhi uno che si compiace di proporre massacri, stupri, torture e altre sofferenze quasi fosse lo scopo della sua arte non si differenzia per nulla da un autore di pornografia.
E non si distingue nemmeno dai sanguinari imperatori romani che fornivano al loro popolino affamato i famosi panem et circenses per farlo stare calmo: qui lo scopo forse è solo fare soldi, tanti soldi, ma la sostanza è la stessa.

Non mi convince per nulla nemmeno lo scopo dichiatato del film: far riflettere sulla decadenza di una civiltà, facendoci pensare al pericolo che noi stessi corriamo se non la smettiamo con le nostre lotte fratricide e la nostra stupidità.
Sinceramente non credo che passerà questo messaggio.
Temo invece che i Maya, grandissimo popolo, appaiano come diversi da noi, sanguinari, barbari uccisori di innocenti in sacrifici umani che noi non facciamo, e in piena decadenza prima dell’avvento dei Conquistadores e del cristianesimo: non ce n’è abbastanza per attenuare il nostro senso di colpa per aver distrutto delle grandi civiltà e per aver ucciso milioni di persone?
Questo credo sia un rischio reale, che secondo me non varrebbe la pena di correre nemmeno essendo in perfetta buona fede, cosa di cui non sono per nulla sicura, riguardo a Gibson e compagnia.
Se poi anche i commissari, che avrebbero dovuto informarsi bene, per lavoro, sono caduti nella trappola di attribuire al film una storicità che non ha, che cosa potranno capire e distinguere le comuni persone disinformate?

Mi lascia infine perplessa e un po’ sconvolta la folla di gente che ha assicurato il successo del film in America e che probabilmente lo continuerà da noi.
Mi ricordo la sgradevole impressione alla visione de Il Gladiatore nel cineforum del mio paese: alla fine io tifavo per il povero buon Massimo contro il perfido imperatore. Alla fine, io non ero molto diversa dalla folla urlante sugli spalti del Colosseo.
Ecco: la gente che si affolla nei cinema del mondo, pagando un po’ del suo sudato salario per vedere persone che soffrono atrocemente, per cause naturali o peggio torturate e uccise, mi ricorda troppo gli spettacoli antichi dei gladiatori o delle uccisioni dei nemici come i primi cristiani.

Famiglia e coppie di fatto domenica 10 dicembre 2006

Posted by silvanaa in politica, riflessioni.
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Premessa: questo è un post politicamente scorretto. Lo so, ma non posso impedirmi di scrivere quello che penso su questo tema così importante e delicato.
E quello che penso è sostanzialmente questo: a parte le coppie omosessuali, io non concederei nessun aiuto e nessun diritto patrimoniale, fiscale, ecc. alle coppie di fatto. Ora cerco di spiegarmi.

In questi ultimi anni si parla spesso di diritti. Diritti, sempre diritti, mai doveri o responsabilità.
Ma io mi chiedo per quale motivo lo Stato dovrebbe concedere diritti pari a quelli delle famiglie a coppie che vivono come una famiglia senza però assumersene la responsabilità e i doveri. E quali sono poi questi doveri? Provvedere, sostenersi l’un l’altro fisicamente, moralmente, psicologicamente e per tutte le necessità economiche, dare una stabilità affettiva e una tranquilla possibilità di crescita ai figli…
La legge poi dà a tutti la possibilità di separarsi, facilitando sempre più il divorzio, tanto che solo dopo un anno si può essere di nuovo liberi. Davanti a tutto questo, l’impegno, il dovere richiesto si riduce a qualche anno… E`così tanto? E` davvero così gravoso il dovere da compiere?

Qui non si tratta di matrimonio religioso, ma civile: si tratta di prendersi la responsabilità di fronte al compagno e alla comunità di stare assieme, formare un nucleo stabile e forte, dove superare le difficoltà e aiutarsi a crescere e diventare quello che si desidera. E` proprio per questo che lo Stato aiuta le famiglie: perché ne riconosce il ruolo indispensabile nella società.
Per quale motivo ora dovrebbe estendere gli aiuti anche a quelle coppie che non hanno nessuna intenzione di prendersi questo impegno? Perché dovrebbe togliere un po’ delle poche e insufficienti risorse economiche, che non bastano per nulla, né per finanziare la ricerca scientifica e medica, né per rendere sicure le scuole per i nostri bambini e ragazzi, né per tantissime altre necessità, e dirottarle a finanziare coppie che stanno insieme solo al momento, senza nessuna garanzia di stabilità e nessun impegno?

Ieri ho sentito un politico, uno solo ma non mi ricordo chi è, probabilmente a causa della febbre, dire una cosa tipo vogliamo che abbiano gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri. Bene, sono d’accordo. E secondo me c’è un modo semplicissimo per ottenere questo: lasciare le cose come sono, quindi chi vuole i diritti si assume anche i doveri, sposandosi.

Altrimenti succederà che quelli che non si sposano per rinunciare alla pensione di reversibilità potranno beffare gli onesti e ottenere tutto (cosa che succede troppo spesso in questo paese di furbi), o addirittura che qualcuna potrà avere gli alimenti dall’ex marito e tutti i diritti dal nuovo compagno…

Vorrei puntualizzare che il mio no va soprattutto agli aiuti patrimoniali, fiscali, alle precedenza per l’assegnazione di case popolari o aiuti per l’asilo nido…
Ritengo invece che una legge andrebbe fatta per dare uno status di convivente alle persone, per evitare situazioni tremende come quella di non poter assistere il proprio compagno in ospedale perché non si è un parente, o quello che è successo ad Adelina Parrillo, a cui è stato impedito perfino di partecipare alla commemorazione pupplica dei caduti di Nassirya perché non era sposata al suo Stefano Rolla.

L’ultima cosa, molto importante: ritengo che qualche diritto lo Stato debba darlo alle coppie che non possono sposarsi: qui sì che si parla di diritti negati. Su questo andrebbe focalizzato il dibattito, secondo me.

I primi nella lista sono ovviamente gli omosessuali: nonostante io non approvi le loro unioni, non capisco come uno Stato laico possa permettersi di discriminarli così.

Ci sono altri casi? Adesso sinceramente non me ne vengono in mente, ma potrei sbagliarmi. Non credo che rientrino in questo caso le persone separate ma non divorziate: molto duramente, se c’è un impedimento al divorzio vuol dire che si lederebbe il diritto di qualche persona, quindi la società non può favorire un’altra unione …
Per altri casi si tratta semplicemente di non voler rinunciare a qualche privilegio, o alla propria libertà. Queste persone hanno ovviamente tutto il diritto di fare le loro scelte, ma senza pretendere il sostegno pubblico.
Se poi ci sono altri casi di impossibilità al matrimonio, credo che andrebbero evidenziati e presi in considerazione attentamente, senza però approfittare di questi problemi per generalizzare.

Le caramelle dagli sconosciuti mercoledì 29 novembre 2006

Posted by silvanaa in riflessioni, web.
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Al di là dei facili isterismi e degli attacchi a internet e ai videogiochi, occorre veramente “proteggere i minori, che in Rete, mi perdoni il bisticcio, sono senza rete“?

Io penso che sia molto più necessario proteggerli dalla televisione, dove contenuti violenti, beceri e anche pornografici vengono continuamente trasmessi in prima serata e in fascia protetta, senza che nessuna legge o autoregolamentazione riesca a fermare il fenomeno e senza che nessun uomo politico si scandalizzi!

In internet invece i contenuti vanno cercati, non sono sbattuti sul monitor non appena si attacca la spina: chi cerca “cose brutte” può trovarle molto facilmente, ma chi vuole evitarle, con un po’ di attenzione e cultura può riuscirci abbastanza bene, a parte qualche episodio o lo spiacevole spam.

Mi sembra come nei rapporti reali, o ancora meglio: chi va in cerca di guai li trova, ma chi vuole evitarli può farlo.
Tanto si riduce quindi alle intenzioni dei ragazzi, alle famose intenzioni di ricerca, e quindi alla volontà dei singoli.

Non so cosa possa fare la legge per aiutarli: vietare e censurare è inutile e controproducente: inutile perché la rete è internazionale e trova sempre il modo di aggirare i divieti, controproducente per il ben noto fascino del proibito.

Immagino che le famiglie possano invece fare molto, anche se la loro influenza è molto ridotta dal fatto che i ragazzi sono spesso lasciati soli da genitori lavoratori
Come i genitori insegnano ai bambini a non accettare le caramelle dagli sconosciuti, così possono metterli in guardia dai pericoli che possono incontrare in internet.
Ma devono essere amorevoli e autorevoli, essere informati e vietare solo le situazioni pericolose, altrimenti i ragazzi non li ascoltaranno.

Bullismo: che si fa? martedì 28 novembre 2006

Posted by silvanaa in parole, riflessioni.
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Forse un po’ della campagna mediatica di questi giorni, scatenata dall’episodio del video del ragazzo disabile, si è calmata. Finalmente riesco a scrivere qualche riflessione, cercando di capire i tanti ragionamenti ascoltati in questi giorni.

Internet, agli occhi di chi ci capisce qualcosa, non ci ha fatto per nulla una brutta figura: è vero che GoogleVideo ha permesso la diffusione di un filmato violento, ma è stata la rete stessa a scoprirlo, pur con ritardo, e solo per questo i responsabili sono stati puniti. Come sento dire spesso, in Internet c’è il problema ma anche la soluzione.
Purtroppo questo non è capito da molti, che continuano ad accusare Google di negligenza nel controllo. Ora io posso capire che persone non solo impreparate a cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, ma anche incapaci di usarle un minimo, possano pensare che la colpa di questa ondata violenta sia della facilità di diffusione dei video, ma mi lascia perplessa che questo sia il pensiero anche di vari blogger e di gente che conosce la rete…
Hanno un bel dire, questi pensatori, che controllo non equivale a censura: a me la cosa continua a puzzare, e il campanello d’allarme non smette di suonare. Soprattutto perché occorre pur decidere quali sono i contenuti “sconvenienti” da oscurare: oggi possono essere dei ragazzini delinquenti che maltrattano un loro compagno, domani potrebbero essere per esempio dei poliziotti che torturano uno studente senza tessera di riconoscimento… Anche questo è un video molto pesante, che può solleticare reazioni violente, no?
Credo che ci sia solo da perdere con una censura preventiva, ma molto da guadagnare con la vigilanza dei lettori e “pubblicatori” della rete: come è successo con il video incriminato: è molto triste che almeno 6000 persone abbiano guardato il video senza segnalarlo, ma alla fine è stato un blogger a metter fine alla triste faccenda.

I videogiochi sono di nuovo accusati delle peggiori nefandezze: è una denuncia ciclica, facile come bere un bicchiere d’acqua, ma che probabilmente non poggia su niente.
L’altroieri ho visto al TG un’intervista al ministro Fioroni: diceva che ricerche scientifiche hanno dimostrato che i videogiochi particolarmente violenti come il famoso Bully creano immedesimazione, come dimostra l’attenzione verso il gioco e l’aumento del battito cardiaco nei giocatori.

Non sapevo se ridere o piangere: evidentemente né il ministro, né i ricercatori, hanno mai giocato! Io mi ricordo benissimo il mio primo videogioco cult, Prince of Persia: le prime volte, quando il malcapitato mosso dalle mie dita cadeva sulle spade mortali, sobbalzavo un po’, e ho ancora presente l’agitazione quando il principino passava attraverso le doppie lame, o durante la corsa inframmezzata dai salti per arrivare ad appendersi al muro prima dell’ultima saracinesca… Quindi io in quei mesi mi sarei immedesimata nel principe persiano che doveva salvare la sua bella sopravvivendo alle trappole e uccidendo tutti i cattivi?
E quando giocavo a canasta con le mie zie, e il pozzo gelato cresceva e cresceva, e io mi ero premunita con le carte giuste per prenderlo, in cosa mi immedesimavo? Forse nel jolly, chiamato da noi “la matta”?

Intanto però ecco quello che propone il ministro, dopo tante belle parole di analisi della situazione:

Per arginare i fenomeni che portano i giovanissimi a riprendere le proprie bravate ai danni dei più deboli per poi addirittura diffonderle via Internet, il Ministro e il Governo stanno, nel concreto, discutendo per rivedere la normativa che regolamenta l’accesso alla rete web e l’utilizzo dei videogiochi.

Stranamente la televisione non viene presa in considerazione! Solo qualche blogger, o qualche lettore che telefona a Prima Pagina, ne denuncia l’influenza nefasta. Naturalmente i vari telegiornali non lo fanno, è ben comprensibile…
Io invece credo che ne sia sottovalutata l’importanza, non tanto per la violenza propinata in tutte le salse, ma per la terribile impressione che per diventare qualcuno basta fare qualcosa di eclatante, e non importa se positivo o negativo (anzi, è molto più facile diventare famosi compiendo qualche delitto o reato). Io non sono una psicologa, ma credo che questa sia una trappola per giovani menti alla ricerca di una propria identità, potente quanto la violenza verbale che ormai pare essere la norma nei dibattiti e nelle trasmissioni di intrattenimento anche per i giovanissimi.

La famiglia e la scuola sono poi le maggiori indiziate per tanti pensatori. In genere i genitori accusano la scuola di non saper più educare, mentre gli insegnanti accusano i genitori di non essere più un riferimento per i figli e di difenderli sempre. Credo che ci sia un po’ di verità in entrambe le posizioni, e che tutti gli adulti debbano interrogarsi e prestare un po’ più di vera attenzione ai ragazzi.

I ragazzi, ragazzetti, bulli e pupe con il videofonino… credo che ci abbiano perso, perché sono apparsi ai nostri occhi preoccupati come una massa informe senza dignità e capacità di scelta, pronta a sottomettersi alle indicazioni violente dei videogiochi e della voglia di facile fama a qualunque costo, insegnata così bene dalla televisione, corpo uniforme di esseri terrore degli insegnanti e fallimento dei genitori.
Ecco quindi che anche la normale goliardia o un bacio ricevono punizioni pari alla violenza, diseducando ancora di più, mentre il Ministro della Giustizia afferma che occorre “studiare pene più severe”, Prodi che serve una legge per l’istituzione di un Garante per l’Infanzia e tanti mi sembrano dimenticare che ogni ragazzo è una persona unica, con i suoi problemi e la sua capacità di scelta.

Credo che questa facile caccia al colpevole che si è scatenata in questi giorni, e che sta già facendo le prime vittime, non farà altro che dimenticare il vero problema, che sono loro, proprio questi nostri ragazzi in difficoltà.

Per approfondire:

Tutti contro i videogiochi lunedì 20 novembre 2006

Posted by silvanaa in disinformazione, riflessioni.
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Ci risiamo: è partita un’altra crociata contro i videogiochi.

Poco importa che il giornalista autore del servizio che ha dato l’avvio al panico generale abbia preso una solenne cantonata: ha affermato di aver provato il gioco “Rule of Rose” e di aver scoperto che vince chi seppellisce la bambina, quando invece lo scopo è salvarla.
Poco importa anche che il gioco sia classificato come horror e vietato ai minori di 18 anni, che sia mediocre e che solo questa pubblicità possa dargli il lustro che non merita.
Ormai l’allarme è lanciato, abbiamo scoperto cosa rovina i nostri ragazzi, e si deve pur fare qualcosa!

Io non sono un’appassionata di videogiochi, ma sono decisamente sconcertata da queste ricorrenti campagne di accuse contro giochi, cartoni animati, film, come se i problemi dei ragazzini derivassero da quelli.

Mi pare inoltre molto indicativo del livello di correttezza raggiunto dai mezzi di informazione e della libertà dell’opinione pubblica che tutto questo prenda l’avvio da una palese bugia o almeno da un errore.

Aggiornamento del 27/11/2006
Rule of Rose: L’Unione Europea richiama all’ordine Franco Frattini:

Viviane Reding, commissario alla Società dell’Informazione e Media della Commissione Europea, […] imputerebbe al collega (Frattini) di aver rilasciato dichiarazioni su un argomento del quale aveva scarsa conoscenza, chiedendogli di osservare in futuro una maggiore attenzione circa i suoi atti ufficiali nell’ambito dell’Unione Europea.

Nello stesso articolo si legge che le accuse di plagio e di incompetenza per Panorama fanno ancora rumore, ma il settimanale continua sulla sua linea scandalistica.