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Cellule staminali martedì 9 gennaio 2007

Posted by silvanaa in disinformazione, parole, speranza.
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Fra i commenti alla notizia della scoperta delle cellule staminali nel liquido amniotico quello che mi trovava più d’accordo era un bel “perché non ci abbiamo pensato prima?”
Oggi leggendo le spiegazioni dello scienziato Paolo De Coppi ho capito: ci avevano ben pensato prima, ma hanno faticato anni e anni per far accettare la loro scoperta:

“Abbiamo sentito che molte di quelle critiche erano mosse dall’avversità di trovare un’alternativa alle staminali embrionali perché la comunità scientifica americana teme limitazioni alla ricerca sulle embrionali”. “Avremmo potuto pubblicare più in fretta la scoperta scegliendo di inviare i nostri risultati ad una rivista meno prestigiosa precisa De Coppi ma avremmo perso credibilità di fronte alla comunità scientifica così abbiamo deciso di vincere le ostilità e siamo riusciti ad ottenere la pubblicazione sulla prestigiosa rivista britannica”. “E’ anche grazie ai finanziamenti della Fondazione italiana Città della Speranza”, ricorda De Coppi in conclusione, “che abbiamo ottenuto i nostri risultati, con i quali non vogliamo certo ostacolare altri tipi di ricerca, ma crediamo che dal punto di vista terapeutico usando le staminali del liquido amniotico potremo arrivare ad applicazioni più velocemente che con le staminali embrionali”.

Penso che anche in Italia qesta notizia abbia dato dispiaceri a più di uno, specialmente a chi in occasione dei referendum sulla fecondazione assistita ha continuato a insistere che le uniche cellule staminali fossero quelle embrionali, come se semplicemente non ne esistessero altre, come se quelle note anche allora dal midollo spinale o dal cordone ombelicale non potessero essere utili per la scienza o la medicina.
L’equazione cellule staminali = cellule staminali embrionali è stata portata avanti colpevolmente da chi ha interesse a portare avanti solo questo ramo della ricerca e da chi vuole che l’embione sia considerato mera materia, ma è stata diffusa anche colposamente da parte di molti giornalisti: quelli che amano giocare con le parole in modo che poi nulla abbia significato.

Bene, almeno oggi siamo informati, speriamo che questa consapevolezza duri.

Mi auguro davvero che la ricerca possa andare avanti e possa portare presto alla guarigione o almeno al miglioramento della vita di tante persone che soffrono di terribili malattie.

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Parole, parole, parole domenica 10 dicembre 2006

Posted by silvanaa in parole.
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In questo periodo mi sto accorgendo che le parole rischiano di perdere il loro significato, per assumerne altri secondo il capriccio o la convenienza di chi le usa.

Così, per esempio, qualche settimana fa, quando era di moda parlare dei ragazzi difficili, un professore che picchia un suo studente perché gli ha fatto uno scherzo diventa secondo i telegiornali un episodio di bullismo.

In questi giorni poi, in cui si discute del caso di Piergiorgio Welby, staccare la spina del respiratore per permettergli di morire secondo la sua richiesta diventa, a seconda della convenienza, rinuncia all’accanimento terapeutico, eutanasia o addirittura omicidio.

E` un po’ quello che è successo l’anno scorso con l’influenza aviaria: una malattia che riusciva a uccidere poche decine di persone al mese nel mondo intero diventò una terribile epidemia o addirittura già una pandemia. E non bastarono tutti gli appelli medici o degli allevatori a riportare sulla terra i catastrofisti: su ogni telegiornale, alla radio e su molti giornali ricompariva sempre l’epidemia, spaventando la gente semplice e facendole anche compiere scelte stupide.

Altri esempi di parole stiracchiate a propria convenienza sono eroi, privacy, Natale

Nonostante tutta la mia ingenuità, non riesco a credere che questi siano solo errori di interpretazione fatti in buona fede: credo che politici, giornalisti e lobbisti vari ci marcino su un po’ troppo.
Ma forse per liberarsi da questo pericolo, in questo caso, basterebbe ritornare a capire il significato vero delle parole.

Bullismo: che si fa? martedì 28 novembre 2006

Posted by silvanaa in parole, riflessioni.
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Forse un po’ della campagna mediatica di questi giorni, scatenata dall’episodio del video del ragazzo disabile, si è calmata. Finalmente riesco a scrivere qualche riflessione, cercando di capire i tanti ragionamenti ascoltati in questi giorni.

Internet, agli occhi di chi ci capisce qualcosa, non ci ha fatto per nulla una brutta figura: è vero che GoogleVideo ha permesso la diffusione di un filmato violento, ma è stata la rete stessa a scoprirlo, pur con ritardo, e solo per questo i responsabili sono stati puniti. Come sento dire spesso, in Internet c’è il problema ma anche la soluzione.
Purtroppo questo non è capito da molti, che continuano ad accusare Google di negligenza nel controllo. Ora io posso capire che persone non solo impreparate a cogliere le opportunità delle nuove tecnologie, ma anche incapaci di usarle un minimo, possano pensare che la colpa di questa ondata violenta sia della facilità di diffusione dei video, ma mi lascia perplessa che questo sia il pensiero anche di vari blogger e di gente che conosce la rete…
Hanno un bel dire, questi pensatori, che controllo non equivale a censura: a me la cosa continua a puzzare, e il campanello d’allarme non smette di suonare. Soprattutto perché occorre pur decidere quali sono i contenuti “sconvenienti” da oscurare: oggi possono essere dei ragazzini delinquenti che maltrattano un loro compagno, domani potrebbero essere per esempio dei poliziotti che torturano uno studente senza tessera di riconoscimento… Anche questo è un video molto pesante, che può solleticare reazioni violente, no?
Credo che ci sia solo da perdere con una censura preventiva, ma molto da guadagnare con la vigilanza dei lettori e “pubblicatori” della rete: come è successo con il video incriminato: è molto triste che almeno 6000 persone abbiano guardato il video senza segnalarlo, ma alla fine è stato un blogger a metter fine alla triste faccenda.

I videogiochi sono di nuovo accusati delle peggiori nefandezze: è una denuncia ciclica, facile come bere un bicchiere d’acqua, ma che probabilmente non poggia su niente.
L’altroieri ho visto al TG un’intervista al ministro Fioroni: diceva che ricerche scientifiche hanno dimostrato che i videogiochi particolarmente violenti come il famoso Bully creano immedesimazione, come dimostra l’attenzione verso il gioco e l’aumento del battito cardiaco nei giocatori.

Non sapevo se ridere o piangere: evidentemente né il ministro, né i ricercatori, hanno mai giocato! Io mi ricordo benissimo il mio primo videogioco cult, Prince of Persia: le prime volte, quando il malcapitato mosso dalle mie dita cadeva sulle spade mortali, sobbalzavo un po’, e ho ancora presente l’agitazione quando il principino passava attraverso le doppie lame, o durante la corsa inframmezzata dai salti per arrivare ad appendersi al muro prima dell’ultima saracinesca… Quindi io in quei mesi mi sarei immedesimata nel principe persiano che doveva salvare la sua bella sopravvivendo alle trappole e uccidendo tutti i cattivi?
E quando giocavo a canasta con le mie zie, e il pozzo gelato cresceva e cresceva, e io mi ero premunita con le carte giuste per prenderlo, in cosa mi immedesimavo? Forse nel jolly, chiamato da noi “la matta”?

Intanto però ecco quello che propone il ministro, dopo tante belle parole di analisi della situazione:

Per arginare i fenomeni che portano i giovanissimi a riprendere le proprie bravate ai danni dei più deboli per poi addirittura diffonderle via Internet, il Ministro e il Governo stanno, nel concreto, discutendo per rivedere la normativa che regolamenta l’accesso alla rete web e l’utilizzo dei videogiochi.

Stranamente la televisione non viene presa in considerazione! Solo qualche blogger, o qualche lettore che telefona a Prima Pagina, ne denuncia l’influenza nefasta. Naturalmente i vari telegiornali non lo fanno, è ben comprensibile…
Io invece credo che ne sia sottovalutata l’importanza, non tanto per la violenza propinata in tutte le salse, ma per la terribile impressione che per diventare qualcuno basta fare qualcosa di eclatante, e non importa se positivo o negativo (anzi, è molto più facile diventare famosi compiendo qualche delitto o reato). Io non sono una psicologa, ma credo che questa sia una trappola per giovani menti alla ricerca di una propria identità, potente quanto la violenza verbale che ormai pare essere la norma nei dibattiti e nelle trasmissioni di intrattenimento anche per i giovanissimi.

La famiglia e la scuola sono poi le maggiori indiziate per tanti pensatori. In genere i genitori accusano la scuola di non saper più educare, mentre gli insegnanti accusano i genitori di non essere più un riferimento per i figli e di difenderli sempre. Credo che ci sia un po’ di verità in entrambe le posizioni, e che tutti gli adulti debbano interrogarsi e prestare un po’ più di vera attenzione ai ragazzi.

I ragazzi, ragazzetti, bulli e pupe con il videofonino… credo che ci abbiano perso, perché sono apparsi ai nostri occhi preoccupati come una massa informe senza dignità e capacità di scelta, pronta a sottomettersi alle indicazioni violente dei videogiochi e della voglia di facile fama a qualunque costo, insegnata così bene dalla televisione, corpo uniforme di esseri terrore degli insegnanti e fallimento dei genitori.
Ecco quindi che anche la normale goliardia o un bacio ricevono punizioni pari alla violenza, diseducando ancora di più, mentre il Ministro della Giustizia afferma che occorre “studiare pene più severe”, Prodi che serve una legge per l’istituzione di un Garante per l’Infanzia e tanti mi sembrano dimenticare che ogni ragazzo è una persona unica, con i suoi problemi e la sua capacità di scelta.

Credo che questa facile caccia al colpevole che si è scatenata in questi giorni, e che sta già facendo le prime vittime, non farà altro che dimenticare il vero problema, che sono loro, proprio questi nostri ragazzi in difficoltà.

Per approfondire:

Web 2.0 venerdì 24 novembre 2006

Posted by silvanaa in parole, web.
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Web 2.0, una nuova parola sulla bocca di tutti, se non sai cosa è non vivi nel tuo tempo…
Per approfondire può essere utile un articolo su Apogeonline, dove l’autore, Bernardo Parrella, ne spiega un po’ le possibilità ma anche i rischi e le delusioni.

Quello che mi resta in mente dopo aver letto l’articolo è una conclusione un po’ amara:

Il Web 2.0 rappresenta un meccanismo incredibilmente efficace per raccogliere il valore economico del lavoro gratuito offerto da moltissima gente per concentrarlo nelle mani di pochissimi.

La frase è una traduzione da un post di Nick Carr:

They fooled themselves into believing that Web 2.0 was introducing a new economic system – a system of “social production” – that would serve as the foundation of a democratic, utopian model of culture creation. They were wrong. Web 2.0’s economic system has turned out to be, in effect if not intent, a system of exploitation rather than a system of emancipation. By putting the means of production into the hands of the masses but withholding from those same masses any ownership over the product of their work, Web 2.0 provides an incredibly efficient mechanism to harvest the economic value of the free labor provided by the very, very many and concentrate it into the hands of the very, very few.

Auto ecologiche? giovedì 16 novembre 2006

Posted by silvanaa in disinformazione, parole, politica.
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Oggi ho scoperto di possedere un’auto ecologica!

Avevo sempre pensato che le auto ecologiche dovrebbero essere quelle che consumano meno energia invece di ricercare assurde prestazioni, portando comunque le persone nel minore tempo possibile concesso dalle condizioni e dal codice della strada, e quelle che non emettono schifezze nelle città, come le vetture a metano, gpl o idrogeno.
Stamattina invece, ascoltando il giornalista del giornale radio che riferiva del futuro emendamento alla finanziaria, ho scoperto che sono semplicemente le euro 4!

Mi dà molto fastidio questo scadimento delle parole, anche se capisco come ci si è arrivati: una volta le euro 4 erano le auto meno inquinanti fra quelle normali, poi sono diventate semplicemente le meno inquinanti, avendo dimenticato le vetture a emissioni zero, ieri si sono trasformate in più ecologiche e oggi semplicemente in ecologiche.

Bene, quindi la mia auto a benzina euro 4, che purtroppo non consuma affatto poco, e addirittura i diesel senza filtro antiparticolato, ma omologati con quel bel 4, sono sdoganati come auto pulite, ecologiche. E i loro possessori potranno continuare a riempire le città di inquinamento, anche in emergenza polveri, sentendosi comunque amici dell’ambiente.

E noi italiani spenderemo i nostri pochi soldini, che non ci bastano per i servizi pubblici essenziali, per farne acquistare altre, riempiendo le discariche di rifiuti tossici e nocivi distruggendo auto ancora funzionanti e non tanto diverse dalle ultime, sprecando la nostra preziosa energia e le nostre poche materie prime per costruire altre auto di concezione vecchia…

Senza contare che tutti quei nostri soldi potrebbero essere spesi molto meglio per costringere la gente a usare i mezzi pubblici, rendendoli più efficienti, veloci e diffusi, e permettendo la detrazione sull’Irpef del costo dell’abbonamento, per esempio.

A proposito di detrazioni, leggo oggi che il Governo non ha desistito: vogliono veramente regalare 200 euro a ogni ricco che si può permettere di comperare una televisione digitale! Per adesso è meglio non commentare, visto che non ho parole, solo parolacce.