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Il calcio icona dell’Italia? mercoledì 7 febbraio 2007

Posted by silvanaa in politica, riflessioni.
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Per tanti giorni ho visto, ascoltato e letto considerazioni su quello che è successo a Catania. Oggi finalmente ho un po’ di tempo per scrivere, ma la sensazione predominante è di tristezza.
E’ veramente assurdo che una persona venga uccisa così, per gli scontri seguiti a una partita.
Assurdo e triste, ma i motivi in parte sono noti e anche ripetuti continuamente in questi giorni.

Io non ritengo l’uccisione di Filippo Raciti una tragedia peggiore di tante altre perché l’assassino ha osato infangare tutto il calcio, come mi sembra di intuire molti pensino, a partire forse da quelli che vorrebbero che il calcio fosse il centro del mondo, della politica, del sociale, addirittura della religione…
No: questa morte mi rattrista e indigna di più perché il motivo è estremamente futile, inesistente: solo la violenza fine a se stessa. E mi indigna molto anche che per molti anni questi violenti siano stati giustificati come ragazzi un po’ esagerati ma comunque necessari al tifo, o perché vicini a estremismi politici vari, o perché poverini hanno una grande passione…

Una cosa che mi lascia molto perplessa è come tutti quelli che sono interessati al calcio abbiano potuto tollerare di essere presi in ostaggio da parte di teppisti e criminali, senza fare di tutto, veramente di tutto per isolarli ed espellerli.
Credo che un motivo, triste ma vero, è che il calcio è veramente malato: troppi interessi, troppi scandali sottaciuti, troppi errori, troppe volte la legge del più forte e del più furbo che trionfa… il calcio non è più uno sport dove quello che conta è misurarsi con se stessi e con l’avversario, rispettandolo: è diventato spettacolo, business che deve andare avanti, droga per le folle, palestra per imparare a vivere in un mondo dove non conta la ragione o la giustizia, ma la forza bruta delle urla, dei soldi, delle botte, degli inganni e dei sotterfugi… e dove alla fine tutto ti è perdonato, basta che vinci.

Anche in questo il calcio è immagine del nostro amato Paese. Altre cose che mi fanno pensare questo paragone poco lusinghiero sono le reazioni di politica e società calcistiche, che mi paiono esempi perfetti di come vanno le cose in Italia:

  • le leggi ci sono, ma non vengono rispettate;
  • la certezza della pena si traduce in certezza dell’impunità;
  • quando succede una tragedia, il mondo si ferma, si invocano e si ottengono leggi speciali;
  • le categorie toccate da quelle norme alzano barricate e spiegano perché non possono rispettarle, pena la rovina totale loro e dell’intero popolo italiano.

Come andrà a finire? Se sarà come al solito, la legge troppo severa verrà applicata per un po’, qualcuno ci perderà e qualcuno pagherà forse una pena esemplare, poi tutto tornerà nel dimenticatoio. Succederà così, ancora e sempre così?

Dopo tanto pessimismo, una nota positiva: ci sono ancora tanti altri sport belli, puliti e interessanti, che possono insegnare a vivere ai ragazzi e fornire una bella occasione di festa agli appassionati.
Mi torna spesso un’immagine contrastante: venerdì sera, proprio mentre a Catania si stava consumando la tragedia, alla trasmissione 10 minuti dopo il TG2 delle 20.30 parlavano di rugby. Uno dei presenti diceva che la questione principale è il rispetto dell’avversario, sia da parte dei giocatori sia da parte dei tifosi. Rispetto che si traduce per esempio nel giocare sempre al massimo anche quando si stravince, ma anche nel seguire le regole senza cercare sconti e nel non insultare e provocare gli avversari. Con una notevole dose di preveggenza poi aggiungeva che i poliziotti che vengono a guardare le partite… ops, ho sbagliato… i poliziotti che vengono a fare servizio di sicurezza alle partite le possono vedere, invece di preoccuparsi del pubblico.

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